Articoli di Giovanni Papini

1907


in "Schermaglie":
Il Cenobio Laico

Pubblicato su: Leonardo, anno V, fasc. 23, pp. 113-114
(113-114)
Data: febbraio 1907




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   Un tal Furio Lenzi s'è permesso di chiedere al «pubblico intellettuale d'Italia» cosa pensi della fondazione di un Cenobio Laico, che dovrebbe essere, dice codesto signore «una comunità intellettuale i cui seguaci, ritirandosi in un luogo appartato dal mondo e dalle sue seduzioni potessero liberamente studiare e dar forma e vita palpitante ai loro sogni d'arte».
   Questa e simili frasi da ciabattino idealista ho viste stampate qua e là in giornali illustrati della domenica e in riviste « serie» ed ora vedo nel Coenobium che fin dall'estate scorsa sono stati seccati moltissimi dei soliti personaggi illustri con una lettera circolare francese dove si esponeva la stessa proposta. «Il s'agit — dice codesta lettera — d'une reunion de personnes vouées aux travaux intellectuels, lesquelles formeraient une espèce de famille internationale, une sorte de colonie temporaire ou permanente dont la vie ne serait pas oisive. Des entretiens fraternels, des echanges d'idées et des communications, des jouissances artistiques, en un mot, de l'elevation et du repos vraiment reparateur pour l'esprit. Vola de quoi remplir utilement bien des heures de la journèe».
   Io spero che tra coloro che risponderanno all'inchiesta ci sarà qualcuno che dirà a questi scemi ciò che si meritano e non voglio lasciar senza aiuto il mio futuro compagno.


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   Costui, suppongo, dirà all'incirca così: Non si capisce bene se volete fare un vero e proprio monastero oppure una pensione alpina d'intellettuali o un sanatorio per i tisici di spirito. Nel primo caso non riuscirete a niente perchè per organizzare un convento ci vuole una fede unica e profonda e questa non si può trovare ih una compagnia di letterati e dilettanti moderni, anche se appartengano alla nuova e antipatica specie degli scimmiottelli della religione.
   Nel secondo caso farete una copia delle tante pensioni ch'esistono di già in tutto il mondo e avrete la solita mutevole clientela di snobs con le sue piccole buffonerie, i suoi intrighi, le sue cóteriés, e i suoi dispettucci. Se poi, in omaggio al modernismo, saranno ammesse anche le donne si aggiungeranno le avventurette, le gelosie e gli scandali.
   Nel terzo caso incoraggerete la vigliaccheria morale già grande ai nostri giorni offrendo un rifugio comodo — naturalmente a pagamento — a tutti quelli che non sanno pensare e creare in mezzo alla vita terribile delle città e il vostro convento diventerebbe un asilo aristocratico di tutti quelli che si posson permettere di far delle chiacchere lontani dalle feconde amarezze della vita.
   La solitudine e la calma sono bellissime cose e desiderabili per chi vive coll'anima e per l'anima ma non c'è bisogno di cercarle fuori di noi. In una capitale piena di rumore, in mezzo alle vicende della battaglia quotidiana si può esser soli e calmi più che nella confortevole camera di una casa di montagna. Ogni stanza di lavoro è un cenobio quando chi l'abita è veramente puro e superiore ai suoi contemporanei. Chi cerca la calma non cerca le compagnie. Ogni creatore è solitario e appunto per questo non vorrebbe entrare in qualche contraffatto monastero.
   Se domani dieci o venti grullereHi internazionali, dilettanti di ascetismo comfortable, si metteranno insieme in qualche villa svizzera per fare il cenobio laico e per qualche mese faranno delle frasi e della musica, possiamo esser sicuri che da loro non uscirà niente di importante e di grande. Dopo qualche tempo di prova la pensione degli intellettuali delicati di petto finirà per qualche ridicola ragione, a meno che i pensionanti non sian prima cacciati via da qualche solido e sensato piede plebeo.


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