Le processioni anticlericali
| Pubblicato su: | Leonardo, anno V, fasc. 23, pp. 112-113 | ||
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| Data: | febbraio 1907 |

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Quest'anno, in mancanza di ogni altro pubblico divertimento, abbiamo avuto le dimostrazioni anticlericali. L'Italia, per quanto non offra più sui teatri buoni balli e buoni cori, conserva in fondo l'indomato amore per le sfilate coreografiche e per le ingiurie in coro. I Francesi, per quanto frasaioli come gli Italiani, hanno fatto dell'anticlericalismo cacciando i frati e togliendo i beni alla Chiesa e anche quelli che non approvano codesti atti di malcalcolata sopraffazione giacobina debbono confessare che si tratta di qualcosa di concreto e di energico.
Qua da noi, invece, l'anticlericalismo è ancora all'età dei proclami e delle passeggiate con musiche e bandiere. In questo povero paese ci sono ancora degli imbecilli che si chiamano liberi pensatori i quali, evidentemente, intendono libertà di pensiero come libertà di non pensare perchè non si vedono tra loro nè dei liberi nè dei pensatori ma piuttosto degli schiavi chiacchieratori.
Se costoro s'immaginano davvero che la religione non sia che superstizione e il cattolicismo non altro che frode perchè non spendono i loro denari per istruire sè stessi e i loro vicini? Può darsi che riformando la loro testa — se pure è riformabile — s'avvedano di non aver capito nè religione nè cattolicismo, ma in ogni modo
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farebbero opera più solida che non l'andar gridando attorno alla statua di chi scrisse, forse presago di altre interpretazioni, lo Spaccio della Bestia Trionfante. Che cosa mai possono oggi rimproverare gli anticlericali ai clericali che quelli non abbian di già per loro conto? I dogmi li cercano in Hacckel invece che in Tommaso d'Aquino; le prediche nella Tribuna invece che in S. Bernardino; e le processioni le fanno colle bandiere rosse invece che con gli stendardi bianchi. C'è bensì una differenza: che mentre oggi alcuni cattolici cercano di rinnovarsi l'anima e la cultura, non c'è nessuno tra i cosiddetti liberi pensatori, che cerchi di far lo stesso per quanto appaia evidente anche a molti atei democratici e socialisti che l'anticlericalismo non abbisogni di meno riforme del cattolicismo.
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