Articoli di Giovanni Papini

1907


in "Alleati e nemici":
L'Italia dal '15 al '30

Pubblicato su: Leonardo, anno V, fasc. 24, pp. 231-234
(231-232-233-234)
Data: aprile-giugno 1907




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   Dal punto di vista del pittoresco eroico o del giuoco diplomatico, la storia italiana dal 1815 al 1830 non è così simpatica ed eccitante come quella, ad esempio, che va dal '30 al '48. Si presta meno a fare delle vignette poetiche e delle tirate eloquenti ed è più povera di romanzi e di avventure guerresche. Ma in compenso, per colui che studia la storia dei popoli sopra documenti più intimi e perciò più importanti che non siano le relazioni delle bravate patriottiche e delle battaglie campali, i quindici anni della vita intellettuale e soprattutto morale d'Italia che un geniale storico francese, Giuliano Luchaire, ha cercato di ricostruire in un libro recente 1, sono assai più densi di avvenimenti spirituali e più decisivi per la storia interna del nostro risorgimento di quelli che li seguirono.
   In ogni formazione o biologica o storica il problema più misterioso e nello stesso tempo più fecondo di resultati quando si riesce a risolverlo è quello delle origini. In quale momento e per quali circostanze e per quali fattori una specie acquista caratteri nuovi o una società nuovi ideali e nuove abitudini? La trasformazione potrà avvenire più o meno rapidamente o più o meno distintamente, ma è assolutamente necessario, in ogni modo, che il periodo di crisi da cui esce la nuova specie o la nuova nazione sia attentamente seguito e analizzato se vogliamo comprendere quali sono stati i fattori davvero fattivi e per prevedere con una certa precisione quale sarà lo svolgimento prossimo di questa nuova formazione.


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   Giuliano Luchaire ha tentato di fare questa analisi per il periodo che si può veramente chiamare delle «origini del Risorgimento», perchè il periodo precedente, quello rivoluzionario e napoleonico, appartiene piuttosto alla preistoria del risorgimento, per quanto si possano già osservare in esso alcune delle cause del mutamento profondo degli spiriti che si espresse poi chiaramente in quasi tutte le opere italiane fino al 1860. Gli anni che vanno dal 1815 al 1830 son proprio quelli in cui l'anima della nazione italiana cambia di tempra e si prepara virilmente, col pensiero e colle prime congiure, alle prove delle rivoluzioni e delle guerre. Perchè, insomma, il Risorgimento italiano non è fatto soltanto di interrogatori di accusati politici o di battaglie fortunate o di assedi sfortunati. Tutto questo fu, in gran parte, la resultante dei nuovi ideali, dei nuovi sogni, dei nuovi sentimenti che presero parte nella vita morale di alcune migliaia di giovani italiani di quel tempo. Il Risorgimento nostro è, io credo, una delle migliori prove dell'esagerazione del materialismo storico, perchè nessuno, proprio nessuno, potrà dire che in questo grande fatto della storia moderna le idee hanno avuto nessuna influenza e sono state soltanto l'accompagnamento, l'epifenomeno degli interessi e dei bisogni. Perciò io trovo che il Luchaire ha fatto benissimo a parlare soprattutto di «evoluzione intellettuale», per quanto nel suo libro non manchino i ravvicinamenti di fatti politici ed anche economici contemporanei che furono non sempre effetti ma pur certe volte cause dei fatti spirituali.
   Il libro del Luchaire non è dunque un libro di storia politica e neppure un libro di storia letteraria. «J'ai tàchè - dice il nostro storico — de faire connaitre le l'onds commun de la pensée de cette nation, l'esprit public, à un moment donne; je n'ai présente les individus qu'à titre d'exemples» (Avant-Propos). E non è neppure, in nessun modo, un libro di filosofia che cerchi di esprimere in sistema le aspirazioni e i progetti dei primi patriotti italiani e neppure un libro di psicologia collettiva perchè contiene soltanto la storia di certe idee e di certe creazioni artistiche e non l'inventario di tutti i sentimenti e di tutte le forme di vita del popolo italiano di quel tempo. Il Luchaire ha un metodo non ancora precisato ma che differisce un po' dai soliti. Non è il metodo schiettamente notarile dei vecchi eruditi, non è quello carlyliano delle biografie isolate dei grandi leaders di un'idea o di un'epoca e nemmeno quel metodo astratto dei puri teorici che riducono lo sviluppo delle idee a una successione automatica di sistemi completi.


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   Nel suo libro si trovano molte notizie interessanti e s'intravede una solida preparazione erudita e nello stesso tempo non c'è niente di troppo e le note non si alzano verso il capo della pagina quasi a cacciare le povere linee di testo irte di numerini di richiamo come accade in certi libri anche celebri. Il libro è ben scritto, è di lettura piacevole, e ben ordinato dal punto di vista mnemonico. Per quanto il Luchaire abbia tendenze democratiche pure le grandi individualità non sono troppo confuse e compresse nell'opera collettiva e nel suo libro si trovano dei profili rapidi ma ben riusciti dell'Alfieri, del Giordani, del Niccolini, del Leopardi e del Guerrazzi. Inoltre s'egli non cerca di fare un sistema coerente e serrato delle idee italiane d'allora e fa seguire ogni generalizzazione da un certo numero di fatti e di citazioni pure dispone la sua materia intorno ad alcune grandi idee direttrici che pur presentandosi spesso insieme nello spirito degli italiani di quel tempo si offrono a esser distinte senza troppi sforzi.
   Il libro del Luchaire, infatti, si può dividere in due parti: la prima (l'introduzione e i capitoli I-III) descrive l'atmosfera dell'epoca, l'influenza della rivoluzione, dell'epoca napoleonica, del neoclassicismo, del romanticismo di Alfieri e di Foscolo, riferendosi soprattutto alla Toscana, che il Luchaire considera non a torto come una delle regioni più attive e rappresentative negli anni che ha intrapreso a stutìiare. Ma la parte sostanziale del libro è proprio la seconda nella quale sono studiate in quattro capitoli pieni di fatti e di richiami le tendenze fondamentali a cui accennavo: il nazionalismo, il liberalismo, il moralismo e il pessimismo. Il Luchaire mostra la presenza di queste idee in anime diverse e lontane, piccole e grandi, ma nondimeno è costretto a riconoscere che certi uomini le hanno rappresentate con maggiore efficacia e con più sincera energia e quando vuol fare l'analisi del nazionalismo parla soprattutto di Giordani di Leopardi e di Niccolini, e per quella del liberalismo soprattutto di Pietro Colletta e di Gino Capponi, per il moralismo di Manzoni e per il pessimismo di Guerrazzi e di Leopardi. Nell'ultimo capitolo, sull'avvicinarsi del 1830, appare la figura grande e austera di Mazzini che dominerà, probabilmente, il futuro volume in cui il Luchaire continuerà la sua storia intellettuale d'Italia fino alla formazione del Regno.
   Non voglio e non posso seguire il giovine storico francese in queste sue analisi precise avvivate qua e là dal soffio della commozione e dell'immaginazione. Si tratta di un libro ch'è già la


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sintesi di un non breve periodo di vita spirituale assai intensa e non si può sottometterlo a riduzioni perchè non c'è proprio nulla di troppo e sarebbe forse più facile trovarvi delle lacune che delle sovrabbondanze. Non si tratta insomma di una di quelle rivelazioni monistiche della storia in cui tutta la vita di un popolo o di un'epoca vien ricondotta a un solo principio il quale diventa la chiave infallibile per spiegare tutti quanti i fatti.
   Il Luchaire, che da molto tempo e per la tradizione paterna e per i suoi studi personali sulla storia d'Italia, ha la coscienza della complessità dei fatti storici non ha preteso di scoprire il segreto unico e indivisibile delle origini intellettuali del risorgimento. Esso ha cercato soltanto di distinguere e descrivere i fatti salienti di queste origini e s'è astenuto di proposito da ogni generalizzazione forzatamente inesatta. Un simile libro avrebbe già dovuto esser fatto da tempo, e da un italiano, ma forse non è male che la prima sistemazione sia stata fatta in Francia dove non si è ancora disimparata l'arte difficile di fare dei libri solidi e piacevoli, chiari e ben ordinati. Gli stranieri, anche quando hanno molta simpatia per il nostro paese — ed è il caso di Giuliano Luchaire — sono meno direttamente interessati di noialtri italiani e possono più facilmente accorgersi dei fatti realmente significativi senza lasciarsi traviare dalle antipatie e dalle frasi tradizionali ed è perciò che il libro di cui ho parlato è riuscito uno dei più equilibrati che io conosca sulla storia morale del nostro paese.


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