La Resistenza Cattolica
| Pubblicato su: | Leonardo, anno V, fasc. 24, pp. 228-229 | ||
| (228-229) |
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| Data: | aprile-giugno 1907 |

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Due fatti recenti — la sospensione a divinis di Don Romolo Murri e il biasimo inflitto al Rinnovamento — hanno mostrato che la Chiesa Cattolica, o per meglio dire quella coterie di alti dignitari ecclesiastici che influisce sulle opinioni del Papa, non è disposta a tollerare nessuna forma di modernismo, sia esso politico, esegetico o apologetico e che appare decisa a ricorrere ad ogni mezzo perchè non s'introduca nell'antico edificio nessuna
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merce di contrabbando, provenga essa dalla democrazia, dalla scienza critica o dalla filosofia protestante.
Come già dicemmo altra volta il Papa — dal punto di vista cattolico — non ha tutti i torti. Esso ha in consegna una tradizione millenaria di autorità, di unità, di disciplina e non ha il diritto di cedere immediatamente ai primi tentativi di mutare profondamente tutto lo spirito del cattolicismo. La sua attitudine potrà sembrare meschina, il suo orizzonte ristretto e si dirà, forse con ragione, ch'egli mostra di non comprendere completamente la possibilità che si offrono ancora nel mondo alla Chiesa Cattolica; ma d'altra parte egli rappresenta dei principi che hanno pure le loro ragioni d'essere e di cui gli uomini non si son trovati scontenti per molti secoli.
Perchè una macchina continui ad agire e un organismo continui a vivere non occorrono soltanto nuovi rifornimenti di combustibile e di alimenti, vale a dire di forza nuova, occorre pure che vi siano dei meccanismi distributori, degli organi inibitori che assimilino a poco a poco la forza e la conservino per distribuirla gradatamente, altrimenti tutta l'energia si sperde invano. Nella Chiesa Cattolica ci sono oggi — come ci sono state quasi sempre — queste due parti: quella conservatrice e moderatrice e quella innovatrice e rivoluzionaria. Ambedue sono necessarie alla vita della Chiesa e l'una e l'altra darebbero prova di stolidità se volessero reciprocamente sopprimersi. Se non ci fosse in alto l'autorità che conserva le verità acquisite coi dogmi, e non ci fosse nel profondo l'apporto di nuove energie e scoperte religiose il cattolicismo sarebbe condannato a morire. A seconda del partito vincitore cambierebbe il genere di morte; o la sterilità o l'anarchia. Ma il cattolicismo non par che voglia morire. Mai come in questi tempi di separazione e di anticlericalismo s'è parlato tanto di cose religiose, specialmente cristiane e cattoliche. La Chiesa Cattolica dovrà forse ai suoi assalitori — interni ed esterni — il trionfo di una nuova giovinezza.
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