Articoli di Giovanni Papini

1907


in "Schermaglie":
Croce e la previsione

Pubblicato su: Leonardo, anno V, fasc. 24, pp. 226-227
(226-227)
Data: aprile-giugno 1907




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   Benedetto Croce, nel'ultimo numero della Critica, parlando di un libro positivista sopra la Previsione nei fatti sociali s'è chiesto cos'è la previsione, senza pensare che questo concetto è cosi elementare per la mente umana che non è possibile darne una definizione soddisfacente.
   È accaduto però che il Croce non solo non ha saputo dire cos'è la previsione ma non è stato capace neppure di constatarne


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l'esistenza. La risposta ch'egli ha dato alla sua domanda è, intatti, negativa. «Ciò che chiamiamo prevedere — egli dice — non è altro che un modo immaginoso ed enfatico per esprimere non già il futuro di cui non sappiamo e non possiamo saper nulla e che non è materia di conoscenza, ma il presente: non è dunque un pre-vedere ma un vedere» (235). Un modo molto sbrigativo, come si vede, di risolvere la questione, non volendo trovare nel prevedere che il vedere e facendo del pre, ch'è l'essenziale, un semplice suffisso rettorico.
   Ma non c'è bisogno di buttar via la frase del Croce: basta semplicemente rovesciarla per trasformare in verità una boutade prodotta da malumore antipragmatista. Infatti noi potremmo affermare benissimo cha vedere non è che un modo più spiccio e superficiale per prevedere; che il presente non è materia di conoscenza perchè su di esso, essendo presente, immediato e sentito, non c'è nulla da dire; che vedere e conoscere un oggetto significa prevedere quali sarebbero certi suoi effetti se noi facessimo o no certi atti; che perfino nella percezione più elementare ci sono dei fatti di previsione e molte altre cose di questo genere che sono il resultato di una lunga serie di osservazioni e di analisi che ha prodotto, fra l'altre, la Teoria della Visione di Berkeley.
   Il Croce attribuirà tutte queste analisi al più gretto empirismo e tornerà ai suoi universali che sono al di là del tempo e dello spazio. Eppure quei poveri pseudo concetti strumentali delle scienze fisiche gli forniscono tutti i giorni previsioni di cui si fida e che sono ben diverse dalle cabale del lotto.
   Ma i filosofi sono ingrati e non hanno nessun rispetto per le cose che servono a qualcosa. Essi sono, nello stesso tempo, al di là del senso comune e della riconoscenza.


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