Il patto di luce
| Pubblicato su: | Leonardo, anno III, fasc. 18, pp. 192-193 | ||
| (192-193) |
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| Data: | ottobre-dicembre 1905 |

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Andrea Torre, il quale è forse il solo, fra i giornalisti italiani, che conosca della filosofia più che il nome, e che ha dato prova più volte di avere insieme ardore ed acume, si è rivolto in questi ultimi tempi al problema della Coltura Italiana. Egli ha parlato a Firenze, a Roma, a Milano, a Torino, delle deficienze e delle piaghe di questa coltura, ha fatto vedere come manchino fra noi moltissime qualità e moltissime attività che rendono ricche e serie le colture degli altri paesi e finalmente ha proposto a tutti gli italiani di buona volontà la fondazione di una Unione Nazionale per la Coltura, di una specie di Patto di Luce che dovrebbe salvare e vivificare l'intelligenza italiana.
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Noialtri del Leonardo siamo pieni di buona volontà e ci stiamo pure occupando della Coltura Italiana, ma dobbiamo pur confessare che il progetto di Andrea Torre non ci ha commossi troppo. Il Torre vede assai bene dove sono i mali della nostra coltura, vede benissimo quello che ci manca ma s'illude stranamente quando suppone che a tutto ciò possa rimediare una società! Quello che manca agli italiani è, per esempio, lo spirito di iniziativa individuale: come volete che un'associazione possa fomentarlo e suscitarlo! Manca il controllo critico delle idee e delle teorie nuove: come potrà fare questo controllo una società la quale pretende di non avere delle credenze filosofiche e religiose definite!
Le società possono fare tutt'al più qualcosa quando sono ristrette, poco numerose, intransigenti e ben determinate; le società nazionali, vaste, senza programma definito, senza vita di guerra non servono che a contentare le vanità dei capi dei comitati e a raggranellare ogni anno qualche centinaio di lire.
I mali di cui soffre la coltura italiana son mali che non si possono guarire con una Unione Nazionale. Se domani ci fosse un mucchio di gente organizzata alla meglio, con Giosuè Carducci presidente onorario e Andrea Torre segretario generale, credete che le cose andrebbero meglio, che le iniziative individuali sorgerebbero, che i ciarlatani intellettuali scomparirebbero, che l'alta coltura sarebbe più diffusa? Neppure per sogno. La coltura italiana, se risorgerà, risorgerà per opera d'individui isolati, che avranno tanta autorità e tanta operosità da suscitare intorno a loro l'imitazione e l'emulazione. Saranno come tanti centri di forza che irraggeranno luce e calore senza aver bisogno di esser presidenti di comitati o membri di consigli.
E se la coltura italiana deve rinascere bisogna che questo rinascimento sia preceduto da un rinnovamento morale e magari religioso dell'anima italiana, troppo fiacca e indifferente per troppe cose. Altro che lotta contro l'analfabetismo! Bisogna lottare contro la vigliaccheria mentale, contro l'inerzia intellettuale, contro la ristrettezza morale, contro le abitudini da chiocciole e da lumache che dominano fra gli italiani. Vale a dire che ci vogliono delle opinioni e delle passioni decise e delle lotte fra queste opinioni e queste passioni e non delle società vaste e incolori, enormi anfibi dai moti lenti e impacciati. Il Patto di Luce, concepito a questo modo, sarebbe la congiura del grigio.
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