Proletarie meretrici
| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 30, pp. 9-10 | ||
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| Data: | 19 giugno 1904 |

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La Camera italiana ha l'onore di possedere l'ultimo paladino, l'uomo che sostiene i vinti e protegge le donne. L'onorevole Socci dopo aver combattuto per la Francia vinta a Digione, dopo aver fatto votare ai suoi colleghi il permesso alle signorine e signore di farsi avvocatesse, è sceso ancora più giù e in uno slancio di pietà femminea e femminile ha preso le difese di quelle donne che la decenza impedisce di nominare, ma che sono molto numerose e intraprendenti, la notte, nelle grandi città. I cittadini romani avevano protestato per questa.... intraprendenza e i questuriní avevano avuto l'ordine di ricondurle colle buone o colle cattive alle rispettive case.
Il cuore dell'on. Socci s'è commosso alle grida di queste povere demone e ha portato alla Camera questa importante questione, furibondo di pietoso sdegno. «Non posso ammettere, egli ha gridato, questa guerra, al proletariato della prostituzione! Il rispetto alla donna è indice di civiltà in un popolo e queste donne sono degne di pietà in quanto cercano di guadagnarsi un pane qualunque esso sia....»
I commenti e le risa dei colleghi hanno troncato la stupefacente interrogazione, ed è stato bene. La Camera, crediamo, ha ben altre cose di cui occuparsi che non l'incoraggiamento alla propaganda delle malattie segrete e della gentilezza do usarsi
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colle nuove e inattese proletarie. Le quali, in bocca all' on. Soccì, son diventate proletarie anche a dispetto dell'etimologia. Infatti non è precisamente la prole che esse forniscono al mondo...
Ma era bene notare il fatto per mostrare fino a che punto dì ridicolo sian caduti e il Parlamento e l'umanitarismo. Il Carducci, consigliava all'idealismo dì affogarsi in un cesso. Noi ci divertiamo vedendo come il pietismo si affoghi da sè nel bordello.
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