Articoli su Giovanni Papini

2019


Raul Bruni
Apocalisse e antimodernità: Gog e Il libro nero di Giovanni Papini
Pubblicato in: Nuova Corrente, anno LXVI, fasc. 163, pp. 27-38.
21-22-23-24-25-26(27-28-29-30
31-32-33-34-35-36-37-38)39-40
Data: gennaio-giugno 2019



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Nonostante siano trascorsi oltre sessant'anni dalla sua morte, il nome di Giovanni Papini porta ancora con sé una certa aura sulfurea. Pesano ancora molto sulla sua ricezione l'acceso interventismo del periodo precedente allo scoppio della Grande Guerra e l'adesione al regime fascista. Se il Papini avanguardista è stato in parte rivalutato, grazie soprattutto all'attenzione di un critico come Luigi Baldacci, le opere uscite successivamente alla conversione al cattolicesimo, ufficializzata nel 1921, sembrano condannate quasi in blocco alla damnatio memoriae 1.
   Gog e Il libro nero, pubblicati rispettivamente nel 1931 e nel 1951, appartengono proprio a questa fase "maledetta" del percorso letterario di Papini. Eppure un libro come Gog (che continua ad avere notevole fortuna anche fuori d'Italia: in anni recenti sono uscite nuove traduzioni in francese, in spagnolo e in turco) è certamente tra i più importanti di Papini. In Italia l'ultima ristampa del libro presso un editore di larga diffusione risale al 1995, quando Gog viene ripubblicato da Giunti per impulso di Enzo Siciliano, che ne firmò anche l'introduzione 2. Questa riproposizione occasionò una recensione breve ma densa di Umberto Eco (che pure sembrerebbe così lontano da Papini), apparsa nella celebre rubrica dell'"Espresso" La bustina di Minerva. Eco ammise di aver letto e riletto più volte Gog, quasi come un vero e proprio livre de chevet 3 (va ricordato che un capitolo del libro, Il conte di Saint-Germain, era esplicitamente citato già nel Pendolo di Foucault 4, a dimostrazione di un'attenzione tutt'altro che episodica). Del resto una ricerca sulla fortuna, anche internazionale, di Gog potrebbe dare esiti sorprendenti. Il libro si trova citato nei contesti più inaspettati: per fare un solo esempio, uno psicanalista come James Hillman cita in più occasioni il capitolo Visita a Freud 5.
   Gog rientra a pieno titolo nel filone della narrativa apocalittica, come risulta sia dall'esergo, Pubblicato in:ll'Apocalisse di Giovanni («Satana sarà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni, Gog e Magog... [Apocalisse, XX, 7]») 6 sia da varie affermazioni dell'autore stesso 7. Nato alle Hawaii da un'indigena e da un bianco, Gog (abbreviazione di Goggins) è un miliardario


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americano affetto da una forma imprecisata di follia, che è riuscito ad accumulare partendo da zero (inizia la sua carriera come «boy di cucina in un vapore americano») una enorme fortuna finanziaria, sfruttando il suo «genio del business» 8. Una volta arricchitosi, gira il mondo come un flâneur postmoderno, incontrando artisti, politici, industriali, utopisti e bizzarre celebrità di ogni genere, che a volte finanzia con le proprie risorse. Apolide, amorale, continuamente in movimento, Gog è l'emblema perfetto di una modernità che Papini condanna fermamente ma dalla quale è, al tempo stesso, segretamente affascinato 9. Da questo punto di vista il Papini di Gog può considerarsi un «antimoderno», nell'accezione che a questo termine ha dato Antoine Compagnon nel suo noto saggio Les antimodernes 10: è un critico radicale della modernità ma, nondimeno, occupa per certi versi una posizione più avanzata di molti suoi contemporanei votati al culto del progresso.
   Gog e Il libro nero sono improntati a una critica radicale della civiltà della tecnica e della filosofia del progresso che si riallaccia al pensiero di Nietzsche e di Leopardi (a proposito di Gog Isnenghi ha parlato di «operette morali in stile cinico») 11, due autori che Papini lesse con attenzione fin dagli anni giovanili 12. Il dittico di Gog condivide molti tratti tipici di quella letteratura della crisi, fiorita soprattutto tra le due guerre mondiali 13, a cui possono essere ricondotte opere fondamentali della cultura europea, dal Tramonto dell'Occidente di Spengler al Disagio della civiltà di Freud, dalla Crisi della civiltà di Huizinga alle Considerazioni di un impolitico di Thomas Mann.
   Per inquadrare correttamente le opere di Papini occorre quindi situarle nel contesto della cultura europea della crisi. D'altra parte questi due libri di Papini si distinguono dalla maggior parte delle opere ascrivibili a tale filone, dal momento che scelgono la via dell'invenzione narrativa, piuttosto che quella della riflessione saggistica. Il che conferisce ai testi di Gog una maggiore ambivalenza ideologica rispetto ad altri testi del Papini post-conversione, come, per esempio, il feroce manifesto misoneista del 1923 Dizionario dell'orno salvatico, scritto a quattro mani con Domenico Giuliotti 14. In Gog Papini propone invenzioni narrative perturbanti (si ricordi che l'autore aveva esordito come narratore fantastico) 15, contrassegnate da un humor noire alla Swift, che sembrano prefigurare gli eventi più drammatici e catastrofici della storia novecentesca. Papini, del resto, ha mostrato, fin da giovanissimo, un forte interesse


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per la possibilità di anticipare e prevedere gli eventi futuri: il primo scritto significativo che pubblicò, risalente al 1902, era infatti incentrato sulla Teoria psicologica della previsione 16.
   In Gog e nel Libro nero ogni fatto raccontato sembra preludere a un futuro apocalittico. È come se alla luce cupa dell'incombente apocalisse i nodi della storia divenissero più perscrutabili, lasciando trapelare gli eventi a venire. A questo riguardo è importante, anche come chiave di lettura, il capitolo La storia a ritroso, in cui un professore irlandese afferma di voler scrivere una storia universale in ordine inverso, cioè cominciando dai tempi recenti per concludere con l'origine del mondo:

   La mia storia si apre col 1919 dell'era volgare, colla pace di Versailles, e finisce col racconto del primo giorno della creazione, quando, come si legge nella Genesi, «la terra era solitudine e caos, e le tenebre coprivano l'abisso». Come vedete principio e fine si ricongiungono perfettamente, direi quasi che combaciano e s'identificano. Caos e tenebre al principio, caos e tenebre alla fine. Il grande anello della storia si chiude 17.

   L'apocalisse diventa quindi, come ha sostenuto Massimo Cacciari, «rivelazione [...] del simbolo del tempo vero» 18. E come in molte narrazioni apocalittiche contemporanee, così anche nei «diari» di Gog la fine dei tempi rivela il carattere circolare del tempo mitico, in opposizione all'idea lineare della storia su cui si fonda ogni fiducia nel progresso.
   In Gog la prospettiva apocalittica è alimentata da continui presagi di catastrofi future. Gog è anche un concentrato di distopie che avrebbero potuto fornire materia a molti romanzi fantascientifici (come ha scritto Umberto Eco, «stupisce di questi brevi capitoli la facilità visionaria, e la capacità di intrattenere e poi buttar via idee su cui altri spenderanno una vita e costruiranno una carriera») 19. In un ambito come quello italiano, in cui la narrativa fantascientifica ha preso piede tardivamente e, salvo rare eccezioni, con esiti non certamente all'altezza di quelli raggiunti dalla grande narrativa anglosassone, le schegge distopiche di Papini meriterebbero senz'altro maggiore considerazione.
   Nell'intervista immaginaria a H.G. Wells (considerato da Papini un maestro di «scienza profetica») 20 si trova una nefasta ma, per molti aspetti, veritiera profezia sulla seconda guerra mondiale. Oltre a intuire con buona approssimazione il periodo in cui il conflitto si sarebbe scatenato («prima che il nostro secolo arrivi


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alla metà»), Papini preconizza i caratteri della nuova guerra, come il potenziamento dell'aviazione, i bombardamenti a tappeto sulle città, la caduta della distinzione tra militari e civili:

   Prima che il nostro secolo arrivi alla metà, avremo una spaventevole guerra intercontinentale che distruggerà almeno i tre quarti del genere umano. La tecnica della guerra aerea e della guerra chimica, che farà nuovi e paurosi progressi negli anni prossimi, abolirà la distinzione storica tra combattenti e civili. Le maggiori metropoli del mondo saranno distrutte, le città minori diroccate e spopolate, i centri d'alta cultura inceneriti e dispersi, le zone industriali annientate. Quando la guerra — o meglio il suicidio in massa dei popoli — terminerà per mancanza di gas e d'esplosivi non rimarranno sul pianeta che poche diecine di milioni d'esseri spauriti e famelici, originari delle regioni più povere e meno civili 21.

   Il seguito del discorso affidato a Wells sembra invece contenere il seme del tipico plot di una narrazione apocalittica postmoderna:

   Prima che il secolo finisca, le bande degli scampati, impotenti a risuscitare l'opera dei morti, saranno ricadute allo stato selvaggio. Nelle foreste ricresciute sui campi incolti si aggireranno tribù sospettose ed ostili alla ricerca d'un po' di cibo. In meno di cinquant'anni l'Europa orgogliosa della sua scienza e l'America superba della sua ricchezza saranno popolate da clans di neo-primitivi che avranno dimenticato la fioritura effimera della civiltà tra il XVII e XX secolo. E allora ricomincerà un nuovo e lungo e faticoso ciclo della storia universale 22.

   Interessanti spunti fantascientifici si possono trovare anche nel capitolo Processi agli innocenti, in cui si immagina di infliggere a persone innocenti pene preventive per impedire loro di commettere certi reati che sarebbero predestinati a compiere: una tesi che, come è stato notato 23, sembra anticipare il sistema "Precrimine" del racconto di Philip K. Dick Minority Report, pubblicato più di vent'anni dopo, da cui verrà tratto il famoso film di Steven Spielberg del 2002.
   Un'altra trovata molto suggestiva si trova nel capitolo A. A. e W C., in cui Papini (per bocca di Gog) afferma: «L'esistenza delle trattorie pubbliche è la prova massima che l'uomo non è ancora uscito dalla fase animalesca», rammaricandosi per «il fatto che la mente umana non [abbia] ancora associato manducazione e defecazione», e immagina una serie di cabine alimentari-toilette «con una sala e un sedile unico»: «In prossimità di ogni cabina alimentare c'è un water-closet cogli ultimi perfezionamenti igienici» 24.


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Impossibile non pensare al famoso episodio del film Il fantasma della libertà di Buñuel, in cui i borghesi espletano i propri bisogni fisiologici in pubblico seduti a una tavola conviviale: in Buñuel l'intento è opposto rispetto a Gog (in cui si afferma che ci si dovrebbe nascondere quando si mangia, come facciamo quando dobbiamo usare la toilette), ma l'associazione di idee e immagini è sorprendentemente simile.
   In Gog Papini mostra una lucida consapevolezza anche riguardo alle minacce dei sistemi totalitari che stavano stringendo nella loro morsa l'Europa degli anni trenta. Il programma della lega segreta "Fom" ("Friends of Mankind") anticipa i criteri che impronteranno i genocidi messi in atto dal regime nazista: «La nostra lega si propone, dunque, di affrettare in modo dolce e discreto, e nel più assoluto segreto, lo spengimento dei deboli, degli infermi incurabili, dei vecchi, degli immorali e dei delinquenti. Tutti esseri che non meritano di vivere o vivono per soffrire o impongono spese gravose alla società» 25. D'altra parte, nelle parole che Papini fa dire a Lenin, emergono già i presupposti ideologici di quello che sarebbe stato chiamato, sulla scorta del classico titolo di Solženicyn, l'arcipelago gulag: «Il mio sogno è quello di trasformare la Russia in un'immensa casa di pena [...]. Non crediate ch'io sia crudele. Tutte queste fucilazioni e impiccagioni che si fanno per ordine mio mi annoiano [...]. Io vagheggio d'essere il direttore generale d'un penitenziario modello, d'un bagno penale pacifico e ben tenuto» 26.
   Altri lampi profetici di Papini riguardano gli inquietanti effetti collaterali dello sviluppo della società occidentale. Il capitolo intitolato Egolatria fa pensare a certe tesi sostenute dal sociologo americano Christopher Lasch nel suo saggio The Culture of Narcissism, mentre nel capitolo intitolato Pedocrazia si coglie quella tendenza al giovanilismo e all'infantilismo della nostra società che sarebbe stato il tema del capolavoro di Gombrowicz Ferdydurke. C'è addirittura un capitolo, tra i meno noti del libro, che sembra preconizzare il mondo dei social network. Racconta di un medium cinese, Siao-Sin, il quale è specializzato nell'evocare non i morti, ma i viventi, per più esattezza, i fantasmi dei viventi:

   Fantasmi, se volete, ma fantasmi di esseri che in altra parte della terra esistono veramente. La mia medianità è al servizio dei separati, degli afflitti, degli amici, degli amanti, dei curiosi.
   Avete mai provato a viver lontano da una persona amata? Quante volte al giorno desiderate di vederla, di parlarle, sia pure per un istante! Ci sono, è



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vero, le lettere ma non sono la persona stessa: appena un piccolo frammento del suo pensiero. E le fotografie, i ritratti non sostituiranno mai l'effettiva, la dolce presenza. Talvolta vi appare nel sogno — ma quanto aleatoria la visione, quanto triste il risveglio 27!

   Leggendo queste righe è impossibile non pensare al mondo di oggi in cui ci connettiamo con gli altri attraverso le chat-line dei social network o le applicazioni predisposte per le videochiamate. Alcuni studiosi, per l'appunto, hanno paragonato le chat-line alle sedute spiritiche; così scrive, ad esempio, Massimo Scotti, proponendo un accostamento tra le evocazioni spiritiche del passato otto-novecentesco e le odierne chat-line: «si corrisponde, allora come ora, per via eterica, anche se non si parla più di "etere". E resta, in un secolo come nell'altro, l'insopprimibile desiderio umano per il travestimento, per la finzione, per l'avvicendarsi delle maschere, come il bisogno di credere nell'invisibile e nell'impossibile» 28. Si potrebbe aggiungere che uno dei social network oggi più diffusi, Snapchat, ha come icona un fantasma. Papini non poteva certamente immaginare nei dettagli i meccanismi delle chat-line, eppure intuisce un futuro popolato da nuove forme di fantasmi (in un altro capitolo, intitolato Il trust dei fantasmi, si parla di una «società anonima per la fabbricazione e la conservazione degli spettri», da cui si potrebbero trarre «utili favolosi») 29.
   Le più sorprendenti profezie di Gog/Papini riguardano l'arte. Da questo punto di vista lo scrittore poteva giovarsi della sua giovanile militanza avanguardista (come si sa, Papini fu il caposcuola del futurismo fiorentino), che gli aveva permesso di conoscere direttamente alcune delle esperienze letterarie e artistiche più innovative dell'inizio del Novecento. In Gog e nel Libro nero si possono trovare delle piccole apocalissi estetiche, che profetizzano alcune delle forme più estreme dell'arte contemporanea. Gog incontra ad esempio un musicista boliviano che si attribuisce il merito di aver inventato la «musica del silenzio» 30, laddove non possiamo non pensare a John Cage, il quale avrebbe composto 4'33" nel 1952 (oltre vent'anni dopo l'uscita di Gog); ma c'è anche un capitolo intitolato Nuovissime città, che anticipa progetti che sono stati poi effettivamente compiuti, come la costruzione di una città concentrata in un unico edificio 31 (progetto effettivamente realizzato a Whittier, in Alaska, negli anni cinquanta).
   Quando racconta queste bizzarre esperienze artistiche Papini intende condannarle, in quanto degenerazioni ultramoderne, ma


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l'effetto straniante creato dal filtro narrativo rende il discorso comunque suggestivo e non monolitico. D'altra parte alcune pagine di Gog snocciolano invece certi luoghi comuni politico-ideologici dell'epoca, come l'antiamericanismo 32 e l'antigiudaismo: in un capitolo piuttosto noto, Le idee di Benrubi, c'è anche un infausto sentore di antisemitismo, pur accompagnato da una nota di ammirazione per l'intelligenza ebraica 33. Altri capitoli sottendono una polemica antiplutocratica piuttosto stereotipata (La compra della repubblica), basata su tesi che oggi definiremmo "complottiste", come quella che il potere degli Stati sia in realtà usurpato da «un trust, [...] un sindacato d'affari, [...] un gruppo ristretto di capitalisti o di banche» 34.
   Nel Libro nero (pubblicato nel 1951, a completamento di un vero e proprio dittico letterario) 35 tali condizionamenti ideologici si accentuano, dando luogo a invettive antimoderne talvolta troppo prevedibili: il secondo capitolo della saga di Gog è, fin dal titolo, più cupo e meno ambivalente rispetto al libro del 1931. Eppure anche nel Libro nero non mancano pagine sorprendenti e suggestive, che varrebbe la pena recuperare. Una novità interessante riguarda la presenza di capitoli concepiti come apocrifi di grandi scrittori (da Cervantes a Leopardi, da Lorca a Blake), i cui autografi Gog dichiara di aver acquistato da un collezionista inglese. Viene da pensare a Borges, attento lettore e dichiarato estimatore di Papini. Benché Borges non citi mai espressamente né GogIl libro nero, c'è almeno una sua opera, scritta a quattro mani con Bioy Casares, che sembra riprendere il modello dei diari di Gog. Sto pensando alle Cronache di Bustos Domecq del 1967 36: Borges lo descrive come un libro composto da «articoli su moderni e stravaganti artisti immaginari — architetti, scultori, pittori, grandi cuochi, poeti, romanzieri, creatori di moda — scritti da un critico fanaticamente moderno. Ma tanto l'autore quanto i suoi personaggi sono dei pazzi, ed è difficile dire chi di loro sia in buona fede» 37. Sembra che si stia parlando degli strambi personaggi incontrati da Gog, il quale, sebbene non sia un critico letterario, condivide certamente con l'immaginario Bustos Domecq il culto fanatico della modernità.
   Al momento dell'uscita del Libro nero la guerra intercontinentale profetizzata in Gog è ormai parte della realtà storica (il libro si apre proprio con un'intervista a Ernest O. Lawrence, che contribuì all'invenzione della bomba atomica) e incombe, anzi, la


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minaccia di una terza guerra mondiale, o «panterriana» 38, come la chiama Papini. L'umanità vive ormai

   nell'età della bomba atomica, che ora può distruggere, senza pericolo per lo sganciatore, un'intera città con tutti i suoi abitanti ma che domani o dopodomani, grazie all'instancabile genio distruttivo dell'uomo, potrà annientare in pochi istanti la vita in vastissime e popolate regioni [...] : la distruzione dei nemici deve essere operata con armi sempre più terribili, in misura sempre più grande, in un tempo sempre più rapido, a una distanza sempre più lontana, con un'impunità sempre più probabile 39.

   La catastrofe finale nel Libro nero appare ormai inevitabile: «Questa pazzia collettiva e inguaribile condurrà, probabilmente, a uno sterminio totale o a un suicidio universale. Soltanto la divinità potrebbe operare il rinsavimento e portare la salvezza» 40; non siamo molto lontani dalla tesi sostenuta da Heidegger in una sua celebre intervista del 1966, Ormai solo un dio ci può salvare 41. Del resto un altro tema centrale della filosofia novecentesca, e specialmente heideggeriana, che ritroviamo nel Libro nero è quello dell'espansione del potere della tecnica, che negli Stati Uniti avrebbe raggiunto lo stesso primato che ebbe in passato l'Italia in campo artistico, come si legge nel capitolo Il tribunale elettronico 42. In questo capitolo si immagina che i processi siano affidati a un apparecchio elettronico, laddove l'«unico ricordo del passato è una bilancia di bronzo che sormonta platonicamente il metallico cervello giuridico» 43. Il dominio sempre più pervasivo della tecnica è il tema principale anche della Visita a Huxley (o la morte dell'individuo), in cui Papini fa dire all'autore di Brave New World: «L'uomo sta diventando il servo e il succubo delle macchine; i popoli stanno diventando masse anonime, organate e livellate da un potere centrale autoritario e incontrollato» 44.
   Nel Libro nero, come in Gog, sullo scenario apocalittico si innestano semi d'invenzione che avrebbero potuto fornire materia per interi libri. Uno dei capitoli, L'unico abitante del mondo, termina con parole che avrebbero potuto servire da preludio a una delle più importanti narrazioni italiane di stampo apocalittico, Dissipatio H. G. di Guido Morselli: «Se davvero restasse sulla terra un solo uomo in qual modo potrebbe vivere? Riuscirebbe a sopravvivere per molto tempo? Sarebbe beato per la sua libertà o disperato per la sua solitudine?» 45 Un altro capitolo, L'imbruttimento dell'Italia, denuncia precocemente la devastazione del paesaggio italiano


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causata da un'urbanizzazione indiscriminata e anticipa i motivi centrali di Un viaggio in Italia di Guido Ceronetti: «Nelle città si distruggono crudelmente gli ombrosi giardini per fabbricare casermoni di cemento, alveari odiosi di piccoli idioti benestanti» 46.
   Anche nel Libro nero non mancano sorprendenti intuizioni profetiche di varia natura, che si sono poi puntualmente avverate. C'è un capitolo di straordinaria attualità sulla fecondazione artificiale intitolato Padre di cento figli, il cui protagonista «ha fornito volontariamente il suo seme a molte centinaia di donne che egli non ha mai visto né conosciuto e [...] è padre oggi di cento figli che ignorano la sua esistenza e ch'egli non vedrà mai» 47. Un altro capitolo prevede l'espansione geopolitica della Cina che, secondo un interlocutore di Gog, è «destinat[a] a dominare il mondo» 48. In Visita a Otorikuma (o dei paradossi della guerra) si leggono osservazioni che potrebbero essere usate con pertinenza per commentare i più recenti conflitti:

   In altri tempi e in altre civiltà le nazioni sconfitte erano obbligate a cedere territori e a pagare indennità ma i capi di quei paesi e tanto meno i capi militari non venivano processati dai vincitori [...]. Ora, invece, i capi politici e quelli militari dei paesi vinti, vengono ritenuti delinquenti e come tali processati e puniti. È questo un fatto del tutto nuovo nella storia moderna. S'è parlato di "criminali di guerra" ma tutti gli eserciti in guerra commettono "atrocità". Se i vinti fossero stati vincitori, avrebbero potuto, con gli stessi pretesti, dichiarare "criminali" quelli stessi che ora sono loro giudici 49.

   L'intervista allo scienziato russo Voronoff anticipa i contenuti dei manifesti di un movimento oggi sempre più diffuso come il transumanismo. Così afferma Voronoff, discorrendo con Gog:

   Il mio problema essenziale fu la trasmutazione degli uomini. Questa trasmutazione era stata tentata dai preti, dai filosofi, dai moralisti, dai maestri, dai politici, ma gli effetti furon sempre saltuari e precari. Ci voleva la scienza. Soltanto la biologia poteva ragionevolmente accingersi a rifare l'uomo [...]. Il mondo umano dev'essere sconvolto e capovolto. E l'ora di sormontare la monotonia millenaria di questa razza pecorile, è arrivato il giorno della grande rivoluzione biologica, l'unica rivoluzione radicale che sia degna di noi e del secolo 50.

   Altre profetiche provocazioni del Libro nero riguardano l'arte e la letteratura, come quelle contenute nel capitolo L'opificio del romanzo, in cui Papini immagina un romanzificio industriale gestito dall'azienda americana "Novel's Company Ltd": «Il romanzo


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— ch'è divenuto un oggetto di giornaliero consumo e, per molti, di prima necessità — non poteva esser lasciato alla vecchia produzione individuale e artigiana, all'iniziativa privata» 51. Tra i filoni romanzeschi più fecondi ci sono: «il Romanzo Venereo (con giudiziosa dosatura pornografica) e il Romanzo Criminale nelle due sottospecie: quello dove trionfano i delinquenti e quello dove trionfano i poliziotti» 52 (sembra si stia parlando delle vetrine dei best seller delle nostre attuali librerie, invase da romanzi noir di bassa lega e da opere che cercano di ripetere il successo di Cinquanta sfumature di grigio). Juan Rodolfo Wilcock sembra riprendere quasi alla lettera la trovata papiniana del romanzificio nella Sinagoga degli iconoclasti, che contiene un esilarante capitolo intitolato all'immaginario scrittore francese Yves de Lalande, «primo produttore di romanzi su scala veramente industriale» e fondatore dello «stabilimento o fabbrica di romanzi Lalande» 53.
   Come si vede, Gog e Il libro nero hanno avuto un'eco letteraria molto più ampia di quanto ci si aspetterebbe e meriterebbero certamente maggiore attenzione critica ed editoriale (Il libro nero non viene più ristampato da parecchi decenni). Sono due libri legati (nel bene e nel male) al secolo scorso, ma al contempo prefigurano, attraverso il filtro straniante dell'umorismo nero e dell'immaginazione apocalittica, problemi e tendenze assolutamente contemporanee. Del resto la scrittura apocalittica è sempre stata, fin dalle sue origini, anche (e innanzitutto) una scrittura profetica.


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