Articoli su Giovanni Papini

1924


Domenico Vittorini
Tendenze principali nella letteratura italiana contemporanea
Pubblicato in: The Modern Language Journal, vol. 8, num. 8, pp. 497-503.
Data: maggio 1924
(497-498-499-500-501-502-503)



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Nell'interpretazione delle principali tendenze della letteratura italiana quale essa va svolgenekési in questi giorni, mi occuperò specialmente di quei movimenti di pensiero fra cui ha oscillato ed è cresciuto lo spirito italiano contemporaneo. Riallaccerò questi movimenti ai nomi di scrittori che da poco si sono affermati nel cielo letterario italiano e che oggi vi vanno apparendo.
   Chi esamina la produzione letteraria dei nostri giorni, sente di trovarsi dinanzi ad un complesso di idee, sentimenti e forme, che creano un insieme distintamente nuovo nell'evoluzione della nostra coscienza e della nostra letteratura. Citerò alcune date per circoscrivere il campo della ricerca e per mostrare le varie facce di questa nuova produzione.
   Gabriele D'Annunzio chiuse la sua opera nel 1910 col suo romanzo Forse che sì forse che no 1. Antonio Fogazzaro morì nel 1911. Giovanni Pascoli mancò ai vivi nel 1912. La scomparsa dal campo letterario di questi uomini, i cui temperamenti offrono spiccate simiglianze, benchè la loro opera complessiva sia ben diversa, chiudono il periodo che va sotto il nome di Estetismo. Con essi tramonta la generazione anteriore alla nostra, generazione che prese il contenuto della sua arte dal Naturalismo, e la forma dal Classicismo carducciano come dalle idee estetiche della scuola di Oxford (Pater e Ruskin). La loro caratteristica è la speciosità della forma che copre ed accarezza un contenuto non sempre profondo e reale. Negli scrittori d'oggi la forma non costituisce l'interesse principale, ma il contenuto delle loro opere freme di tutta la forza e l'impeto della realtà. Subito dopo il 1900 fiorisce la fresca arte di Grazia Deledda, e la poesia di Govoni e di Gozzanoi Scoppia poi violentemente la rivoluzione futurista, i cui promotori


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sono ossessionati dal desiderio del vero. Ma ben presto sorgono scrittori della tempra di Panzini, Moretti, Papini, Tozzi, Paolieri, la cui arte palpita di tutta la tristezza e di tutta la bontà della vita.
   Nello stesso tempo ai critici della Scuola erudita (Bartoli, Del Lungo, D'Ancona, Rajna, Mazzoni), o ai critici estetici (Croce nella parte caduca della sua Estetica) sono seguiti critici quali Cesareo, Toffanin, Serra, Thovez, Papini, Prezzolini, per i quali la letteratura non è nè indagine filologica nè espressione orgiastica del sentimento. In essi si sente la reazione contro la vacuità degli Esteti, che, agli occhi dei giovani, risaliscono al Rinascimento pagano ed aristocratico. Tale atteggiamento si trova in Le Origini di Michele Scherillo, 1919, e in La Fine dell' Umanesimo di G. Toffanin, 1920, in cui appare un nuovo modo di indagare la storia letteraria. In Renato Serra (Scritti critici, 1910, Le Lettere, 1914) ed in Cesareo (Saggio su l'arte creatrice, 1919) si nota una nuova valutazione dei principi estetici, che in essi non sono più divisi dai valori ideali della vita. Giovanni Papini ed Enrico Thovez, scrittori d'avanguardia, attaccano violentemente tutta la magniloquenza canora del D'Annunzio e della sua scuola che essi fanno discendere dal Carducci, il rievocatore della Rinascita. Di Papini ricordo Ventiquattro cervelli, 1912, Esperienza futurista, 1913-1914, Stroncature, 1920. Di Thovez si legga il Pastore, il Gregge e la Zampogna, 1920, e di Prezzolini Gli amici, 1921, e La coltura italiana, 1923. Questi critici preludono alla nuova letteratura. La loro critica è critica di vita e non di scuola, che sente l'arte non come esercizio rettorico, ma come bisogno vivo e possente dello spirito.
   Intorno al 1910 osserviamo l'apparizione di nuovi movimenti progressivi e rivoluzionari che vogliono rinnovare ogni forma della vita intelletuale italiana.
   In filosofia apparve il Pragmatismo, e si oppose alla filosofia tinta di hegelianismo, i cui più grandi rappresentanti sono Benedetto Croce e Giovanni Gentile. I creatori più noti del Pragmatismo furono Vailati, Calderoni, Papini e Prezzolini. L'organo di tale movimento fu il Leonardo (1904-1907). Fu il tentativo di rimuovere dal cielo italiano i vecchi criteri di filosofia, e di rendere questa aperta alle nuove correnti del pensiero e rispondente ai nuovi bisogni della vita.


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Nel 1909 apparve il primo manifesto futurista. Anche il Futurismo fu lotta per rompere le pastoie della tradizione arcadica, che secondo i giovani, ha gravato per secoli sulla coscienza italiana. Questo è il credo di Marinetti, Papini, Carrà, Govoni, Rosso di San Secondo, Palazzeschi e di altri.
   In religione, tale bisogno si manifestò col Modernismo, che tentò rituffare il sentimento religioso nell'attuale, nei bisogni della coscienza di oggi, ed ebbe apostoli ferventi in Fogazzaro, Gallarati-Scotti, Murri, Semeria, Minocchi ed altri.
   In politica apparve il Nazionalismo con Corradini e Paolo Orano, movimento che tentò scuotere l'Italia dall'ignavia proletaria col far risorgere il culto delle antiche tradizioni imperialistiche di Roma.
   In sociologia il Sindacalismo rinnegò il Socialismo, ornai divenuto una morta gora di grossalani interessi materiali, a cui Paolo Orano e Monicelli volevano sostituire i loro sogni messianici.
   L'insieme di queste forme di spirito che affiorano e di altre che invecchiano e scompaiono, ci fa presenziare l'apparire e l'ecclissarsi di due generazioni. La prima tramonta verso il 1910, mentre l'altra già appare sull'orizzonte letterario fin dal 1900. Al di sotto di tutta questa varietà di sforzi, dietro il cozzo del vecchio e del nuovo o il loro pacifico fondersi, al di là degli spiriti degli scrittori vi è il fluire ora calmo ora tumultuoso di una corrente di unità di pensiero. Vi è qualche cosa di potentemente nuovo che getta le sue radici nel passato, ma che s'erge isolato e luminoso nel presente. Se dovessi usare una di quelle formole che affiorano alla nostra coscienza come la somma del pensiero, direi che la letteratura contemporanea attraversa una fase di Verismo mistico. Non uso la parola Verismo come sinonimo di materialismo o naturalismo, ma in rapporto a quello stato d'animo crepuscolare, che periodicamente sembra presentarsi nella coscienza di un popolo, quando gl'ideali della generazione precedente hanno raggiunto il loro culmine e sono pallidamente scesi nel silenzio del passato. Allora sorge la nuova generazione che guarda con occhi nuovi alla vita, e ne strappa i veli, in cui l'ha avvolta la tradizione. Sono occhi nuovi ed avidi di uomini-fanciulli, che sono attratti dai lati più semplici ed elementari della vita, occhi bramosi di sapere, di frugare, di scandagliare tutte le profondità dell'esistenza. Questi uomini fanno pensare più al minatore penetrante impavido


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nelle viscere tenebrose della terra, che a colui che concepisce l'idea astratta della miniera. Non teorizzano intorno alla vita, la vivono. Per questo essi sono abbarbicati al vero, al fatto, alla realità. Se si arrestassero a questa esteriorità di arte, nel loro Verismo non vi sarebbe nulla di nuovo. Ma il Verismo contemporaneo differisce dal Verismo delle generazioni anteriori, perchè è illuminato dalla ricerca dei valori ideali dispersi qua e là fra le rovine della vita. Questa ricerca, che è febbrile e tormentosa, e che si agita costantemente nell'arte contemporanea, ci fa dare la qualificazione di mistico al Verismo moderno. Questa denominazione ci aiuta a spiegare un fatto che a prima vista sembra contradittorio: l'accompagnarsi nell'opera dei moderni di un materialismo a volte ripugnante e di un idealismo purissimo. Gli scrittori d'oggi si son trovati faccia a faccia colle severe realtà quotidiane, hanno attraversato le boscaglie aspre dell'esistenza, lasciandovi brandelli di carne e d'anima, cercando ideali sconfinati, sogni indeterminati e luminosi. Essi non sono più nè viveurs internazionali, aristocratici individualisti, o solitari poeti e pensatori. In essi si sente la marea montante del popolo d'Italia, e la vita intera batte alle porte del loro cuore. Buzzi è segretario della deputazione provinciale di Milano. Tozzi fu autoditatta. Pea passò la sua gioventù facendo il marinaio ed il meccanico, ed emigrò in Egitto per commerciarvi. Govoni è stato impiegato, e sì è dedicato all'allevamento di polli, di cigni e di serpenti. Palazzeschi ha fatto le scuole commerciali. Sono uomini vissuti nel tumulto della vita e perciò non sono convenzionali scrittori di professione. La letteratura si è rituffata nella vita.
   Questo Verismo incominciò a manifestarsi nella forma della novella, che isola ed analizza una piccola parte della realtà. In generale, ci troviamo dinanzi la vita di provincia, uggiosa e monotona, in cui impallidiscono e moiono povere esistenze umane. In questo ambito si svolge l'arte di due donne: Maria Messina e Carola Prosperi. Nei romanzi come nelle novelle della Messina si ritrova quest'ambiente, in cui manca l'aria e la luce. Tale in Pettini e in Piccoli Gorghi, suoi primi lavori, e tale in Le Briciole del destino, 1918. Carola Prosperi, che esordì con La paura di amare e La nemica dei sogni, si lascia attirare dalla tristezza tragica, impersonalmente guardata e resa, che grava su povere vite di donne. Si veggano in Vocazioni, 1919, le novelle Maestra


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di campagna, Il figlio perduto, Mia cugina, Una donna di casa. Del 1921 è il suo volume di novelle I lillà sono fioriti.
   Altro motivo che costituisce la trama della novella è quello di esistenze solitarie e tragiche, che alteramente si muovono in una società che non le comprende. I sentieri della vita, 1918, di Virgilio Brocchi, ci mostra una infinita di queste creature tragiche, fasciate di ironia, che la vita offende e che esse non si sentono capaci di superare. In questi ultimi anni, accanto a quest'arte a base realistica e verghiana, è apparsa, auspice Luigi Pirandello, una novella che, pur riunendosi a quella precedente nella minuziosità dell'analisi, se ne distacca per il fatto che è più cerebrale, più tormentosa e soggettiva. Il carnevale dei morti, 1919, Quand'ero matto, 1919, Tu ridi, 1920, Berecche e la guerra, 1920, Scialle nero, 1922, La vita nuda, 1922, offrono i lati comici e contradittori in cui si trova impigliato l'individuo senza speranza di rcmpere i legami che egli stesso si è gettato attorno. Dietro le orme di Pirandello si sono messi molti giovani fra cui Ferdinando Paolieri (Novelle selvagge, 1918, Novelle incredibili, 1920) Giovanni Banfi (Piccole tragedie, 1921), Raffaele Calzini (La vedova scaltra, 1919, L'ultima maniera d'amare, 1920, Le tre grazie, 1920), Dino Provenzal (Uomini, donne, e diavoli, 1919), e si arriva perfino al fantastico ed al grottesco con Ugo Tommasini (La governante di Mefistofole, 1922).
   Nell'esaminare il romanzo contemporaneo si è colpiti dal persistere di alcuni motivi che derivano dalla tradizione novellistica immediatamente a noi anteriore. Tre figure hanno lasciato un'orma visible nello svolgimento del romanzo: Verga, Fogazzaro, D'Annunzio. I loro motivi sono stati ripresi qua e là da scrittori dei nostri giorni, ed il loro sviluppo costuisce l'anello di congiunzione fra questi maestri ed i loro continuatori. Al Verga si ricongiunge un gruppo in cui predomina il bel sesso, che si è lasciato attrarre dalla pallida esistenza della vita di provincia. Fra esse si distinguono Clarice Tartufari, quale essa ci appare in Eterne leggi, 1911, Reta d'acciaio, 1919, Il Dio nero, 1921; Anna Franchi, autrice di Alla catena, 1922, e Sibilla Aleramo, Una donna, 1906, Passaggio, 1919, Andando e stando, 1921, Momenti, 1921. Ma chi ricorda più specialmente il Verga è Maria Messina, siciliana anch'essa, che porta nel sangue l'irruenza dolorosa e repressa del Maestro. I suoi ultimi romanzi sono: La casa del


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vicolo, 1921, Alla deriva, 1921. La vita umile e arrisa da pallidi sogni ha trovato la sua espressione anche nei romanzi di Carola Prosperi. Tutta la sua produzione è fatta di povere donne il cui sogno annega nella prosa cotidiana. Tale essa ci si presenta nel primo romanzo, La paura d'amare, 1911, come negli ultimi Vocazioni, 1919, La casa meravigliosa, 1920, Amore, amore, 1920, Vergine madre, 1920, La Felicità in gabbia, 1922.
   Sotto i paludamenti stilistici, prima d'annunziani e poi classicheggianti, si nasconde un fondo verghiano nei romanzi di Virgilio Brocchi: Secondo il cuor mio, 1919, L'amore beffardo, 1919, Fragilità, 1922, ed il ciclo dei Romanzi dell'Isola sonante, (L'isola sonante, 1919, La bottega degli scandali, 1919, Sul caval della morte amor cavalca, 1920, Il Lastrico dell'Inferno, 1919), ed Il Posto nel mondo, 1921, con cui si apre un nuovo ciclo dei romanzi del Figliuol d'uomo.
   Al Fogazzaro si riattaccano Maria di Borio, L'amica, 1909; Gerace, La Grazia, 1911; Giulio Bechi, I seminatori, 1914. In essi perdura quell'idealismo, a volte tinto di sensualità, che costituisce il lineamento più spiccato dell'arte del Fogazzaro.
   Il romanzo tipo D'Annunzio, che vela di speciosità eventi pornografici, è stato continuato da un numeroso gruppo di scrittori contemporanei, i quali hanno, accentuato i difetti del loro padre e serbano solo una pallida memoria dei suoi pregi. Citerò Giuseppe Lipparini (Le fantasie della giovane Aurora, 1920); Guido da Verona (Il libro del mio sogno errante, 1919, Sciogli la treccia, Maria Maddalena, 1920, La mia vita in un raggio di sole, 1922); Luciano Zuccoli (La divina fanciulla, 1919, I Drusba, 1921, Le cose più grandi di lui, 1922). Ad essi si può anche aggiungere, per alcuni lati della sua opera, Rosso da San Secondo, che però li sorpassa per maggiore individualità ed un più fine senso d'arte. Negli altri il d'annunzianesimo è divenuto più floscio, vuoto, volgare, di quello che era nel suo iniziatore.
   Questi scrittori possono considerarsi come i tramiti per cui il passato colle sue diverse tendenze si è continuato nel presente. Ma vi è un gruppo di scrittori nei quali queste tendenze si sono armoniosamente fuse attraverso la loro potente individualità. Tali scrittori sono Alfredo Panzini, Marino Moretti, G. A. Borgese, Salvatore Gotta, T. Paolieri, Enrico Franchi, Federico Tozzi. Sono essi temperamenti nuovi e vergini, esistenze tempestose e


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pensose, attraverso cui l'arte getta le sue radici in una realtà forte e sentita. In Il mondo è rotondo del Panzini, 1921, in La Voce di Dio, del Moretti, 1920, in Rubè del Borgese, 1921, in I tre mondi del Gotta, 1921, in Natio borgo selvaggio del Paolieri, 1922, in Era l'amore di Enrico Franchi, 1919, in Le tre croci, 1920, ed in Il podere, 1921 di Federico Tozzi, ci troviamo dinanzi ad opere nuove, nella cui semplicità freme una potenza di vita, nuova nella storia moderna delle lettere italiane. È ben vero che questi scrittori sono dei regionalisti secondo il Prezzolini, o dei provinciali secondo Luigi Russo, ma essi sono tali perchè si son rifatti a studiare la vita nella sua realtà elementare, il che non nega che abbiano saputo vederci il balenìo misterioso della sua universalità. Con essi la letteratura italiana si spoglia del rettoricume scolastico, e balza fuori conquistatrice di vita e di verità. Con essi, la letteratura italiana rientra nel fluire della cultura europea, e accanto alla rinascita di un'Italia politica essi mettono la rinascita di un'Italia letteraria.


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