Articoli su Giovanni Papini

1924


Carlo A. Felice
Giovanni Papini di Donatello D'Orazio
Pubblicato in: I libri del giorno, anno 7, fasc. 4, p. 196
Data: aprile 1924




   Dice il D'Orazio, che Papini è "uno che cerca se stesso" e rammenta che il Papini medesimo lo confessa: "Io non cerco un uomo, non cerco l'Uomo: voglio me stesso, unicamente me stesso". Sicché se Papini è contradittorio, instabile, mutevole, oscillante, è per via d'un agitato e tormentoso spirito di conoscenza che, mentre lo porta verso tutte le esperienze e pare lo distrugga, lo guida invece gradatamente verso se stesso. Sotto le contradizioni del Papini che taluno giudicò capricciosi atteggiamenti da dilettante, un che di immutabile, di permanente, di coerente, insomma, c'è sempre, e tutta la sua opera si svolge lungo una linea ininterrotta che, a un certo punto — La Storia di Cristo — torna alla sua origine e vi si salda.
   Il d'Orazio muove appunto da La Storia di Cristo e, procedendo a ritroso, risalendo dall'ultima sosta alle precedenti tappe dell'itinerario spirituale papiniano, vi torna per chiarire che quel libro anziché rappresentare l'inatteso atto di fede di un convertito, che non si sa, del resto come si converta, perché la conversione non è mai narrata, era stato concordemente preannunciato da tutte le opere precedenti.
   Non possiamo, in questa noterella informativa, tener dietro ai ragionamenti del d'Orazio e nemmeno riassumerli, anche perché, trovandoci qualche volta a non consentire precisamente con lui, potremmo essere tentati d'impiantarci in discussioni. Vogliamo però dire che il giovane critico in queste brevi e appasionate paginette, che han l'aria e l'andamento d'un vivo discorso, dà prova di serietà, d'abilità e d'acume.
   Ci sembra però che il volumetto non sia bene al suo posto in una collezione che, a detta dell'editore, principia con lodevole intento di dar notizia ai concittadini delle nuove provincie italiane dei nostri scrittori contemporanei, i quali hanno già definito un tratto essenziale del proprio temperamento. Il d'Orazio avrebbe dovuto tener conto che il suo saggio era delicato a chi non conosce l'autore in discussione o lo conosce poco o male; invece presuppone di rivolgersi a lettori che abbian letto tutto Papini a l'abbian tutto bene in mente.


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