Articoli di Giovanni Papini

1904


in "I fatti del mondo":
L'antisocialismo dello sport

Pubblicato su: Il Regno, anno I, fasc. 34, pp. 4-5
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Data: 17 luglio 1904




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   Nessuno si era accorto ancora che lo sport non è d'accordo con Carlo Marx. Ce l'ha rivelato il Convegno Bresciano degli Audaces, dove millecinquecento giovini ciclisti venuti da ogni paese


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d'Italia hanno compiuto qualcosa di simile a delle manovre militari, in vista di una possibile guerra coll'Austria.
   Il ciclismo, insomma, s'è rivelato militarista bellicoso e nazionalista, il che è quanto dire antisocialista.
   E si capisco presto il perché. Prima di tutto il socialismo è una dottrina di teorici sedentari fatta in vista di operai sciupati, abbrutiti e fiaccati dal lavoro. È fatta insomma dai deboli per i deboli, e perciò respira pace, concordia, amore universale ecc. ecc. Ora la vita ginnastica, la vita dei muscoli, la vita della forza corporale reagisce, coll'istinto suo, all'ideale monastico e pacifico dei fedeli di Marx. E un atleta, un ginnasta il quale si sente voglia di atterrare della gente, dì vincere delle corse, di superare delle cime, non può pensare come desiderabile la vita da falanstero che ci promettono gli annunziatori del nuovo paradiso.
   Tanto più che lo sport risveglia e intensifica l'istinto di lotta e di battaglia ch'è in tutti gli uomini ed essendo fondato sulle gare, sui concorsi e battaglie simili, porta il corpo e il pensiero a più serie lotte, e si ricongiunge naturalmentè alla lotta più seria per un cittadino, alla difesa della patria, all'esercito, alla guerra. E noi siamo molto contenti che i ciclisti di Brescia ci abbiano fatto scoprire questa salutare incompatibilità tra il socialismo debilitante e la ginnastica fortificante.


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