Lo scandalo Padovano
| Pubblicato su: | Leonardo, anno II, fasc. 14, pp. 34-35 | ||
| (34-35) |
|||
| Data: | novembre 1904 |

pag.34

pag.35
34
Ardigò è il Re molto costituzionale del positivismo italiano: nonostante ha una corte. Questa corte (la dobbiamo chiamare francescamente basse cour?) si è svegliata a sentirmi parlare del teologo del positivismo e ha cominciato a gridare, a domandare, a schiamazzare e anche — perchè no? — a vomitare.
Il ciambellano maggiore di questa corte è, come ognun sa, il professor Giovanni Marchesini, direttore della Rivista di Filosofia e professore dell'Università di Pavia, il quale ha avuto nella filosofia italiana due nobili uffici: quello di triturare e rimasticare il pastone ardigoiano per farlo passare nelle bocche tenerelle e negli stomachini deboli dei liceisti italiani (v. i suoi Principi di psicologia, di morale, di logica ecc.) e quello di far rientrare bene o male nel positivismo, a dieci anni di distanza, ciò che sorgeva nel campo del pensiero (l'idealismo nella crisi del positivismo, Nietzsche nel Dominio dello spirito, il pramnmatismo nelle Finzioni dell'anima).
Ma questi due uffici non gli bastavano ed ecco che s'è assunto anche quello d'inquisitore, chiedendo a destra e a sinistra, a nord e a sud, chi fosse questo iconoclasta Gian Falco che osava toccare il suo Dio,
35
e come mai vivesse e si mantenesse questo Leonardo, giungendo perfino a dire che la nostra rivista o fa dell'umorismo per far denari oppure è mantenuta dalla Compagnia di Gesù per abbattere la religione positivista.
Naturalmente non prendiamo sul serio queste insinuazioni di reggicoda indispettito, ma c'importa il problema psicologico che ne sorge, cioè come mai un uomo, ch'è autore di libri di psicologia, non possa arrivare a comprendere come ci siano in questo mondo, in Italia, anzi a Firenze, dei giovini i quali scrivono, spendendo del loro, per dire liberamente ciò che pensano in bene o in male degli altri. Questa impossibilità a capire la gioia del pensiero disinteressato che può sfogarsi senza preoccupazioni di clientele e di concorsi, ci spaventa veramente. Eppure anche nell'ultimo numero della sua rivista il Marchesini parlando del Nuovo Idealismo accenna in una nota a noi che aggrediamo la scienza e la filosofia «obbedendo non sappiamo a quali stimoli!» (a. VI, vol. II, nn. 3-4, pag. 184). Ma, caro professore, se non li sa ora non lì saprà mai e poi mai!
Quanto ai cortigiani minori, poiché non sollevano problemi psicologici così rivelatori, è meglio tacere. Abbiamo troppa larghezza di spirito per occuparci di chi ricorda Erostrato a nostro proposito. L'Ardigò non è, purtroppo, il Tempio di Diana e noi non siamo incendiari vanagloriosi.
Cambiando metafora si potrebbe dire piuttosto che l'Ardigò è un vecchio albero senza foglie. E allora non varrebbe meglio arderlo che farne una scala?
◄ Indice 1904
◄ Leonardo
◄ Cronologia